-  S. Rosalia     
COSA E' L'ASSOCIAZIONE DIRETTORI ALBERGO

L’ADA è una libera associazione a carattere eminentemente professionale, alla quale aderiscono i direttori d’albergo con intenti e finalità comuni.

E’ stata fondata a Milano nel 1955 e ha sede legale a Roma.

Nei suoi cinquant’anni di vita sociale ha generato continui mutamenti e, in atto, è caratterizzata da un forte decentramento politico-amministrativo sui diversi territori regionali, con due organismi centrali, la Giunta Esecutiva, di governo, e il Consiglio delle Regioni con funzioni di proposizione politica e di controllo.

All’ADA possono iscriversi i direttori d’albergo

in qualità di soci effettivi, i quadri direttivi, per esempio i vice direttori i sales-manager e cosi via, come soci aspiranti. L'Associazione Direttori Albergo ha carattere amicale e si propone di:

• Assistere i suoi Soci in ogni opportuna e possibile forma;
• Promuovere iniziative atte a contribuire all'aggiornamento, alla formazione ed al perfezionamento professionale dei Soci (soprattutto attraverso il suo Centro Studi manageriali);
• Promuovere riunioni che valorizzino le funzioni professionali ed il ruolo sociale della categoria.


Dell'Associazione possono far parte:

• I Direttori di Alberghi e Villaggi Turistici;
• I Commissari di Bordo;
• I Gestori o Titolari di Aziende alberghiere che dispongano dei requisiti richiesti;
• I Quadri con mansioni direttive che prestano la loro attività nell'ambito delle Aziende Alberghiere.

Il nuovo socio verrà ammesso quale socio effettivo o socio aspirante.


Socio effettivo:
Direttori, Gestori e Titolari d'albergo, Commissari di bordo.


Socio aspirante:
Sono tutti i "quadri” con mansioni direttive, che operano in albergo. Hanno gli stessi doveri degli effettivi, ma senza diritto voto. Diventano soci effettivi, al raggiungimento della qualifica di direttore.




LA STORIA

Il 7 ottobre del 1955 si riuniva a Milano un comitato per costituire l’Associazione Direttori d’Albergo (ADA), formato da Ernesto Bob, che sarebbe divenuto il primo presidente nazionale, restando in carica per ben 12 anni, Paolo Bortini, Giovanni Fanfoni, Bruno Galleani,Antonio Marietti,Luigi Morazzoni,Arturo Omarini,Willy Panzer,Ugo Perticone, G.Quarti di Trevano,Angelo Sironi,Aldo Tadisi,Bruno Tomei,Carlo Valensin, Giovanni Widman.

La prima assemblea avveniva il 25 gennaio dell’anno successivo, il 1956, all’Albergo Cavalieri di Milano.In quell’occasione si approvavano lo statuto e le cariche sociali.
La storia dell’associazione aveva cosi inizio con i suoi 26 soci fondatori:
Armanno Armanni, Hotel Excelsior Roma; Arialdo
Bardelli, Hotel Diana Majestic, Milano; Giuseppe Barattini, socio onorario, Ernesto Bob, Hotel Cavalieri, Milano; Enrico Cucchiani, Grand Hotel Roma, Piacenza; Antonio Dei, Hotel del Golfo, Procchio; Guglielmo della Giusta, Albergo Rialto, Venezia; Antonio Dellea, American Hotel, Milano; Bruno Galleani, Grand Hotel et de Milan, Milano; Giuseppe Gianfilippi, Jolly Hotel Mantova; Silvio Levet, Grand Hotel, Roma; Antonio Marietti, Hotel Marino alla Scala, Milano; Luigi Morazzoni, Hotel Cavalieri, Pisa; Bruno Mosca, Hotel Ambasciatori, Milano; Gaetano Nino Ottolini, Hotel Plaza, Roma; Willy Panzer, Grand Hotel Duomo, Milano; Ugo Perticone, Imperial Hotel Santa Margherita Ligure; G. Quarti di Trevano, Grand Hotel Ligure, Torino; Vincenzo Ratti, Hotel Rivoli, Roma; Silvio Rosa, Grand Hotel Royal, Viareggio; Ugo Simonelli, Hotel Principe e Savoia, Milano; Aldo Tadisi, Grand Hotel Touring, Milano; Bruno Tomei, Grandi Alberghi di Salsomaggiore, Carlo Valensin, Hotel Duchi d’Aosta, Sestriere;Mario Valsecchi, Hotel Columbia, Genova; Giovan Battista Widmann, Hotel La Gran Baita, Cervinia.

I principi ispiratori di ADA focalizzavano essenzialmente i problemi della categoria, con particolare riferimento alla crescita professionale degli associati, alla loro stabilità occupazionale. Questa è la premessa introduttiva, ma desideriamo informare che separatamente(adastory), con cadenza decadale cercheremo d’ illustrare l’intero percorso associativo dalla sua fondazione ad oggi.


Albo dei Presidenti Nazionali
1956/1968-Ernesto Bob
1969/1975-Gaetano Nino Ottolini
1975/1979-Sergio Pittarello
1979/1986-Aldo Vagnozzi
1986/1989-Renato Rocchi
1989/1999-Franco Arabia
dal 1999-Vittorio de Martino

Albo dei Presidenti del Centro Studi ADA
1968-1975-Gaetano Nino Ottolini
1975/1977-Sergio Pittarello
1977/1991-Raffaello Gattuso
1992/Piero Rosati
1993/1994 Piero Roggi
1995/Giorgio Arcolin
1996/1999-Adriana Wu
2001/2002-Ambrogio Folonari
dal 2002 Luigi de Simone Niquesa

Albo dei Segretari dell’Associazione
1955/67 Giovanni Piazza
1968/68- Agnese Antonioli
1969/1975-Pasquale Bucci
1976/1978- Margherita Smiderle Rocchi
1978/1982-Luciano Pedrazzi
1983/1986-Almo Pellegrini
dal 1986- Daniela Caporali


Tratteggiare la storia di un qualsiasi sistema organizzato richiede un buon grado di compenetrazione contestuale negli accadimenti, caso contrario si rischierebbe di fare un cattivo servizio sia ai personaggi storici, sia ai lettori, poiché, senza storiografia, qualsiasi scenario sarebbe poco attendibile.

Occorre, quindi, preliminarmente comprendere come nel 1955 la situazione alberghiera fosse profondamente diversa da quella attuale e la figura del direttore d’albergo non avesse notorietà a livello d’informazione generale, di sistema sociale e produttivo.

Tanto per citare alcuni esempi, in quell’anno non erano stati definiti lo statuto dei lavoratori, altri aspetti di natura fiscale o ambientale come oggi, in virtù di condizioni sociali, di mercato del lavoro che nel settore dei servizi si differenziavano dagli altri comparti produttivi nazionali di tipo industriale e commerciale.

Si pensi, per esempio, come il costo del lavoro all’epoca fosse abbastanza contenuto per effetto della percentuale di servizio quale elemento fondante del salario o dello stipendio, che consentiva quindi organici numerosi, con ricadute favorevoli sulla qualità, o come l’autorità del direttore derivasse fortemente dalla posizione occupata piuttosto che dalla sua autorevolezza.

Prevalentemente, com’era giusto che fosse, il direttore d’albergo dunque si preoccupava della qualità dei servizi, delle relazioni interpersonali con i clienti e la proprietà, un po’ meno di’ altre cose, stando al fatto che vigeva la concezione della funzione di vendita passiva (d’attesa), per la ben nota contrazione dell’offerta alberghiera e di condizione monopolistica degli alberghi al top che la caratterizzava, anche in relazione all’approccio dirigenziale, parzialmente orientato, che ben si adattava al tempo, ma che oggi sarebbe insufficiente.

L’anno successivo alla sua costituzione, gli iscritti a ADA diventavano 164. In quel periodo erano delineati i rappresentanti regionali, nominati direttamente dal consiglio direttivo. L’azione dell’associazione determinava, quindi, la volontà di considerare il direttore d’albergo un dirigente d’azienda e, infatti, Bob e Levet entravano a far parte del consiglio generale della CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti Azienda) e Tadisi, Tomei, Quarti di Trevano e Morazzoni, consiglieri regionali.

Sotto la presidenza di Bob, con esiti favorevoli, si avviavano contatti con il Ministero del Lavoro finalizzati all’apertura di scuole alberghiere e si consolidavano relazioni con L’American Manager Association presieduta da Lewis, che, di fatto, diventavano i primi approcci con il mondo culturale alberghiero anglosassone.

Si comprende, quindi, come agli inizi dell’attività, nell’ADA ,vi siano state parecchie difficoltà da superare, poiché si trattava di far confluire, in un sistema organizzato e ordinato, ‘professionisti maturati sul campo, abituati a essere capi incontrastati e osannati, con forte temperamento e tratto personale rimarcato, essendo, questi, dirigenti d’ alberghi prestigiosi, a contatto con una clientela ricca o aristocratica o appartenente all’alta borghesia, sia italiana, sia estera.

L’anno successivo, nel 1958, i soci diventavano 191 e l’assemblea generale si svolgeva a Roma, all’Albergo Plaza di Via del Corso. Nell’occasione partecipavano le massime autorità dello stato e i soci incontravano, in udienza speciale, il Santo Padre, Pio xii.

Sul piano delle relazioni istituzionali, nel 1960, il Ministero della Pubblica Istruzione invitava l’ADA a partecipare alla commissione di studio per la formulazione dei programmi per gli Istituti Professionali Alberghieri di Stato, di ciò si occupava il vice presidente del tempo Bruno Galleani, la cui opera professionale e associativa gli procurava la nomina a Presidente Onorario.

L’aggregazione di minisistema, la discussione collegiale, il confronto fra i soci, il mutamento delle condizioni ambientali esterne all’albergo, maturavano le rivendicazioni di status e il 20 novembre del 1961, sotto l’azione d’ADA, che non svolgeva attività sindacale diretta, si stipulava il primo contratto per dirigenti alberghieri. La delegazione dei direttori firmatari vedeva impegnati Levet, Bob, Ottolini, D’Avanzo, De Giorgis, Petazzi, Tomei, Zini.

Nel 1966, Bob e Ottolini erano ricevuti dal Ministro per il Turismo Corona, il quale, pur dimostrando vivo interesse per l’albo professionale dei direttori d’albergo, non dava alcun seguito al progetto, anche per le ben note resistenze del sistema imprenditoriale.

Dopo Roma, seguivano diverse assemblee generali dei soci a Palermo, Milano, Torino, Cervinia, Napoli, Genova, Fermo, Perugia, Sanremo e a Vietri sul Mare (Salerno) Ernesto Bob lasciava, per dimissioni, la presidenza e gli subentrava Gaetano Nino Ottolini, leader indiscusso d’origine piemontese trapiantato a Roma.
I soci erano 537.

Nel suo mandato di presidente, Ernesto Bob era stato affiancato, sia pure in periodi diversi, da Bruno Galleani, Nino Ottolini, Willy Panzer, come vice-presidente, mentre Aldo Tadisi, Ugo Perricone, Antonio Patruno, a turno ricoprivano l’incarico di tesoriere.

Terminata la lunga presidenza di Ernesto Bob, la sede dell’associazione si sposta da Milano a Roma e Gaetano Nino Ottolini, nel 1969, diventa il secondo presidente nazionale. Il team dirigenziale era completato da Marcello Losi e Domenico de Biasi (vice-presidenti) e Ferruccio Tacconi tesoriere. I soci erano 385 e la xiv assemblea generale, la prima sotto la presidenza Ottolini, aveva luogo a Vietri sul Mare. Nel 1973, De Biasi è sostituito da Aldo Vagnozzi, nuovo vicepresidente, e Roberto Groebner, invece, occupa il posto di Ferruccio Tacconi. Ottolini dura in carica sino al 1975, sei anni di mandato, e sotto la Sua presidenza si costituisce il Centro di Studi Superiori, con il patrocinio della Martini e Rossi, che paradossalmente diventa, successivamente, motivo d’incomprensione all’interno dell’associazione. Tuttavia, a Ottolini va il gran merito di aprire i contatti a livello internazionale, giacché porta in Italia valenti professori universitari della Cornell University per un ciclo di seminari finalizzati a nuove tecniche direzionali. Si tratta di una svolta storica dell’associazione che, adeguandosi ai tempi, avverte l’esigenza di aprirsi all’esterno, spostandosi dal carattere di semplice amicale in una diversa posizione, che tenesse conto delle esigenze professionali della categoria.

Ottolini, infatti, come peraltro aveva fatto Bob in precedenza, era sempre presente nelle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro per i dirigenti di aziende alberghiere e a Firenze, nel 1975, in occasione della xx assemblea generale dei soci, fra l’altro, introduceva il tema del ruolo del direttore d’albergo nel contesto sociale del tempo, evidenziandone le problematiche. Con la sua relazione egli rendeva evidente come il direttore d’albergo, pur muovendosi in un contesto socio-economico rilevante, il suo profilo non fosse sufficientemente valorizzato. Al tempo, esisteva uno stato di conflitto in ordine alle funzioni del direttore e alla distinzione civilistica, e di fatto fra le funzioni impiegatizie e quelle dirigenziali.

Ormai l’ADA cresceva e, di conseguenza, i fermenti erano notevoli. Sotto la presidenza di Ottolini, senza che ne avesse colpa alcuna, avvenne la scissione ad opera di alcuni valenti colleghi che non s’identificavano più nella linea politica associativa, i quali fondarono l’E.H.M.A., associazione a livello europeo che perseguiva medesimi obiettivi, sia pure in un contesto e con presupposti diversi. Qualcuno sostenne che si trattava di una composizione per pochi, ma erano commenti e opinioni personali, a volte non sufficientemente serene e obiettive, soprattutto considerando che c’era un mondo che girava in modo diverso e più veloce, che da lì a poco avrebbe stravolto ogni e qualsiasi ideologia. In effetti, la cultura alberghiera, non si era ancora scrollata di dosso un certo modo di sentirsi aristocratici. Nelle dinamiche interne a quel punto s’inseriva una nuova classe dirigente che cominciava a fare sentire la sua voce e che, partendo dalla Sicilia, si propagava, via via, nel resto del paese. La” nuova frontiera”, capeggiata da Sandro Attanasio, in sede regionale era composta da Franco Arabia, Vittorio de Martino, Bruno Intravaia, Massimo Lalia Morra, Enzo Vinciguerra, Antonio Croci, Franco Agrati; e da lì a poco faceva sentire la sua voce con il primo Convegno di Tecnologia turistica-alberghiera, a Messina, che resta una pietra miliare nella storia associativa e che determinava una svolta nel modo d’intendere l’associazione. Siamo negli anni settanta e non a caso di quel manipolo di giovani, prima Franco Arabia e successivamente Vittorio de Martino, diventano entrambi presidenti nazionali: il primo dura nove anni in carica; il secondo è, in atto, al suo secondo mandato quadriennale.

Fra l’altro, occorre ricordare l’opera incessante del segretario generale dell’epoca, Pasquale Bucci, rimasto famoso per la sua lavagnetta che teneva dietro le spalle con scritto: "Ricordarsi albo professionale dei direttori". Era uno dei soliti motivi demagogici che ogni tanto emergeva per rabbonire le istanze degli iscritti che tendevano giustamente a farsi riconoscere dallo Stato. Ma, riproduciamo l’intervento di Ottolini a Firenze, in occasione della XX assemblea generale dei soci dell'Ada.

Nell’intento di portare un contributo a questo Congresso, al quale noi tutti partecipiamo con il preciso scopo di dibattere e avviare a definitiva soluzione i vari problemi che investono la figura, la funzione e la posizione del direttore d’albergo nell’attuale contesto economico-sociale e rendere sempre più impegnata e qualificata l’azione delle strutture sindacali direttive, a tutti i livelli, desidero tratteggiare la figura, la funzione e la posizione di una categoria di dirigenti, quelli delle aziende alberghiere, affinché possa servire come elemento di comparazione nel contesto più ampio dei temi in programma, estremamente interessanti giacché coinvolgono alcuni degli aspetti di maggiore attualità e di più ampio orizzonte dei nostri tempi.

I problemi che si pongono intorno alla figura e alle funzione del direttore-dirigente dell’impresa alberghiera, alla posizione giuridica, alle attribuzioni che gli competono, ai doveri cui deve rispondere, al trattamento economico e di status che gli competono, sono in parte comuni a tutti i dirigenti di aziende e strettamente peculiari al particolare tipo di prestazioni che gli sono richieste.

In questa sede, anche per motivi di brevità e di concisione, ci ripromettiamo di mettere a fuoco proprio quegli aspetti problematici che appartengono esclusivamente e prevalentemente al ruolo del dirigente e del direttore d’albergo. Va innanzi tutto rilevato che nel settore della ricettività la figura del direttore è andata evidenziandosi con notevole lentezza; e, quindi, con ritardo rispetto ai corrispondenti ruoli delle altre organizzazioni imprenditoriali. Ciò è in parte attribuibile al fatto che nello sviluppo della tradizione di ospitalità le imprese hanno mantenuto a lungo un carattere di gestione familiare, per cui il titolare e la sua famiglia assommavano la totalità delle mansioni direttive, senza bisogno alcuno di dipendenti sottoposti.

In Italia tale situazione è stata a lungo caratterizzata in tal senso a causa della notevole diffusione di esercizi di piccole dimensioni in corrispondenza alle ridotte esigenze ricettive antecedenti alla grand’espansione della dinamica turistica. Solo nel dopoguerra si è affacciata robustamente nel nostro paese l’impresa alberghiera di grosse dimensioni, creando quelle condizioni strutturali e operative che hanno fatto spazio al ruolo autonomo del direttore d’albergo, titolare di potestà decisionali e di rappresentanza tanto impegnative quanto maggiormente si è rilevata assente o addirittura inesistente la figura dell’imprenditore impegnato in prima persona nella gestione dell’azienda. Specie in questi ultimi anni, il lusinghiero e notevole sviluppo quantitativo e qualitativo delle aziende che operano in Italia, ha conferito al direttore un maggior risalto, ponendolo al vertice della piramide organizzativa interna. Non ha mancato di contribuire, in questo processo, l’ingresso rilevante nell’industria alberghiera di capitali e persone prima estranee a quest’attività, sicché, nella ben nota fiducia riposta di un favorevole avvenire, sono stati fatti cospicui investimenti da parte di operatori economici ancor prima orientati verso altri settori produttivi. Il fenomeno, non solo ha provocato un rilevante aumento degli alberghi, ma ha posto gli esercizi su di un piano sempre più rigorosamente organizzato secondo i dettami e i criteri della più evoluta metodologia. Di conseguenza, nell’evoluzione dei tempi, si è verificata un’esaltazione delle funzioni dirigenziali, segnatamente in quelle aziende nelle quali il capitale si è affidato, per quanto riguarda la gestione, al suo massimo dirigente tecnico.

Questa prospettiva storica spiega le difficoltà incontrate dai direttori d’albergo nel procedere alla propria identificazione e alla rivendicazione del legittimo status dirigenziale. Siffatto processo d’identificazione ha dovuto prendere le mosse innanzi tutto dal confronto con i vari prototipi di dirigente delle aziende esistenti, allo scopo d’individuare quei caratteri essenziali comuni anche alla figura del direttore, per cogliere gli aspetti propri e specifici del proprio ruolo di dirigente d’albergo. Delineare un identikit del dirigente, quindi, serve quindi quale necessario presupposto secondo il riferimento; ma come si può configurare? A parte la preparazione professionale, le doti naturali, i valori personali, lo stile, non esiste una misura identificativa dei singoli dirigenti, né le varie situazioni richiedono il medesimo insieme di caratteristiche. I peculiari requisiti per essere dirigente, poniamo di un istituto di credito, possono differire, e in realtà differiscono, da quelli necessari ad un dirigente di un’azienda metallurgica o a quello di un’industria chimica che spesso deve essere molto diverso da un dirigente d’azienda di prodotti alimentari, di fabbrica di bottoni e cosi via.

In effetti, il dirigente deve saper motivare la propria organizzazione e deve poter assumere livelli di responsabilità non comuni.

Nell’impresa alberghiera, la figura del direttore è incentrata sull’articolazione della gestione alla quale conferisce una sorta di marchio personale, in una parola il suo stile.(…) ne è conseguito che il direttore d’albergo si è sempre e di più qualificato in senso dirigenziale assumendone il livello di consapevolezza.

Ricordo in questa fase l’elemento storico di partenza, allorché tale riconoscimento contrattuale di riconoscimento della qualifica dirigenziale al direttore d’albergo avveniva nel lontano 1961.Comprenderete dunque come la distinzione fra direttore-impiegato e direttore-dirigente richieda un travaglio interpretativo di non poco conto. E qui va ricordata la distinzione che il codice civile ne fa con l’articolo 2095. (..) In definitiva, a prescindere dalla contrattazione che prevede l’inquadramento del direttore d’albergo nella funzione impiegatizia, vanno esaminate le reali mansioni che il direttore d’albergo svolge e le sue responsabilità.




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